www.ibs.it/code/9788863451481/cerni-enrico/dante-per-i-manager.htmlL’INFERNO

Inferno
Il capitolo dedicato alla cantica dell'Inferno del libro "Dante per i manager. La Divina Commedia in azienda" di Enrico Cerni si sviluppa così:
The big picture |
L’Inferno dantesco è il regno del male, del fallimento, della mancanza di trust. È il luogo in cui sono rinchiuse le anime di coloro che hanno portato in tribunale i libri della propria esistenza. E che per questo non potranno più godere dello sguardo di Dio. Finished. End of story. Full stop. Con una pena prescelta con esattezza per ciascun peccato. Con una pena eterna e immutabile.
L’Inferno di Dante è una grotta magica, ogni anfratto della quale nasconde spunti manageriali. Cela suggerimenti per accrescere la leadership. Contiene pretesti per cercare il meglio a partire dall’analisi degli errori compiuti. Ogni girone è ricolmo di allegorie, di voglia di dire una cosa per intenderne anche un’altra, come sostenevano i Dottori della Chiesa. E noi contemporanei, dal punto di osservazione privilegiato del Terzo Millennio, ci impegniamo a ri-conoscere le relazioni, le corrispondenze e le concordanze tra finzione letteraria (e realtà storica) di quell’Italia due-trecentesca e il dinamismo forsennato dei mercati di oggi, ovunque nel mondo.
L’imbuto della perdizione è il luogo della crisi. Crisi individuale di un poeta-manager che smarrisce se stesso in un bosco di incertezze. Crisi di tanti che non trovano più un senso nel lavoro che svolgono e nelle imprese che conducono. Crisi mondiale di un’economia squilibrata e spinta da un turbocompressore che rischia di autodistruggerla. Questa discesa agli inferi, a leggerla con mente disponibile al pensiero laterale, offre infinite occasioni di meditazione per chi gestisce risorse (umane ed economiche), cioè per manager. Sono punti di partenza, non di arrivo: personaggi che rinviano a persone incontrate davvero nei corridoi delle aziende, rapporti tra soggetti che seguono dinamiche tipiche delle organizzazioni contemporanee, riflessi (e riflessioni) di contesti imprenditoriali che non girano per il verso giusto e che sarebbero da scardinare.
L’Inferno è anche il luogo del rischio. Ma Dante, con tenacia, lo percorre tutto. Del resto, maggiore è il rischio, maggiore il successo potenziale nel business.
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Le tre fiere |
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| Dante, manager di se stesso, effettua dunque una Swot analysis e tra le minacce, tra i threats, tra le disposizioni peccaminose che ostacolano il riconoscimento degli errori gestionali pone dunque: 1) gli eccessi (e Dio solo sa quanto di desideri sfrenati abbiamo peccato gli executives di tutto il mondo negli ultimi anni, soprattutto nella finanza); 2) l’atteggiamento sprezzante e arrogante di chi non è disponibile a mettersi in discussione; 3) l’avidità commista alla grettezza. Quest’ultima minaccia, l’avarizia rappresentata dalla lupa, è un vizio particolarmente detestato dal poeta, in quanto - all’epoca - causa della corruzione ecclesiastica e dell’allontanamento della Chiesa dalla sua missione spirituale. È - oggi - la lupesca assenza di social responsibility. Ed è, peggio, il progressivo shift dal free market al greed market, dal libero mercato al mercato che tracima di avidità. |
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Virgilio, il mentor |
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Il Virgilio poeta latino, nato a Mantova nel 70 avanti Cristo, è autore dell’Eneide, un poema che racconta le avventure dell’eroe greco Enea, da Troia in fiamme all’Italia, ed è modello di bello stilo per chiunque scriva in versi dopo di lui (Dante compreso). È in assoluto il migliore nel corporate storytelling. Questo mentor accompagnerà Dante dal primo canto dell’Inferno agli ultimi canti del Purgatorio, quando – alle soglie del Paradiso terrestre – il mentor-uomo-razionale lascerà il passo alla mentor-donna-dotata-di-intelligenza-emotiva Beatrice. Quando l’attenzione si sposterà dal QI (quoziente intellettivo) al QE (quoziente emozionale). Agli occhi dell’amministratore delegato della Divina Commedia Spa, Virgilio è fin dall’inizio • duca, • segnore, • maestro. Duca, cioè guida, leader, colui che conduce e sa dove andare (quanto all’andare, commentava Giovanni Boccaccio); segnore, cioè signore feudatario, autorità garante di protezione in cambio dei servizi offerti (quanto alla preeminenza e al comandare, sempre secondo Boccaccio); maestro, qualcuno da cui si può imparare, persona che insegna perché sa (ancora per Boccaccio, quanto è al dimostrare). In questi tre sostantivi, rinveniamo la sollecitazione per ciascuno di noi ad individuare dei modelli nella vita professionale. |
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Caronte, lo stile autoritario |
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Dante e Virgilio sono dentro l’Inferno. Trovano la strada sbarrata da un fiume, una trista riviera, l’Acheronte, sulle cui sponde si radunano migliaia di anime alla ricerca di un guado o un ponte per passare oltre. A traghettarle all’altra riva con la sua barca è Caronte, un vecchio, bianco di antico pelo, che bastona i dannati con il suo remo. Caron dimonio, con occhi di bragia, loro accennando, tutte le raccoglie; batte col remo qualunque s’adagia. Stile decisamente direttivo e autoritario, caratteristica di questo personaggio della mitologia classica, trasformato con fantasia da uomo del Medioevo in un essere demoniaco. Il suo modello? Bastone e carota (con moltissimo bastone e quasi nessuna carota, se non con chi ha potere). Se volessimo collocarlo nella matrice della griglia manageriale di Robert Blake e Jane Mouton, di certo il suo punteggio risulterebbe 9,1: un manager tutto dedito alla produzione e ai risultati (9 punteggio massimo in una scala di valori da 1 a 9 sull’asse x che rappresenta l’orientamento alla produzione), con una scarsissima attenzione alle risorse umane (1 punteggio minimo sull’asse y che rappresenta l’orientamento alle persone). Se volessimo definirlo con le parole di Robert I. Sutton, uno stronzo: pieno ne è l’Inferno, pieno ne è il mondo del lavoro. Due test, secondo il Metodo antistronzi di Sutton, per poterli riconoscere nell’imbuto delle malversazioni. • Prima prova: dopo aver parlato con il presunto stronzo, il “bersaglio”si sente oppresso, umiliato, sgonfiato o sminuito? In particolare la vittima si sente a disagio con se stessa? • Seconda prova: il presunto stronzo sputa veleno sulle persone che hanno meno potere di lui, piuttosto che su quelle che hanno più potere? Test entrambi superati da Caronte. |
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Minosse, il recruiting manager |
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Giunti al secondo cerchio, i due poeti si trovano di fronte Minosse, leggendario re di Creta, tramutato in un mostro dalla lunghissima coda che all’inizio dell’Inferno ha il compito di giudicare i morti. Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia: essamina le colpe ne l’intrata; giudica e manda secondo ch’avvinghia. È descritto come un arcigno recruiting manager, di quelli che si incontrano talvolta negli uffici HR di organizzazioni che hanno perduto la capacità del sorriso e al contempo il senso del ridicolo. Quando un’anima mal nata gli viene di fronte, nel più spaventoso colloquio di selezione che si possa immaginare, tutta si confessa. Comincia cioè a raccontare di sé, del suo passato, delle sue “esperienze pregresse” senza poter nascondere nulla. E senza necessità di assessment. Nessun curriculum in mano ai dannati e nessuna possibilità di bluff (neppure sulla conoscenza delle lingue straniere, un classico della smargiassata di molti candidati). |
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Francesca, la guru della comunicazione emozionale |
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Qui tutto inizia con un contratto. Sì, un contratto stipulato da due corporations, quella dei da Polenta, signori di Ravenna, e quella dei Malatesta, signori di Rimini. Era poco dopo il 1275 (Dante-autore aveva quindi una decina d’anni quando l’atto negoziale tra le famiglie viene realmente sottoscritto). Entrambe queste legal entities romagnole si spartivano il mercato della riviera, facendo affari ciascuna nel proprio territorio e impegnandosi in politica quel tanto che serviva per ottenere una buona copertura da parte del papato: guelfe entrambe le imprese familiari. Forse per mettere fine ad antichi rancori di business, i da Polenta e i Malatesta si accordano per un’alleanza di comodo: un matrimonio che consenta di dare continuità al patrimonio e di conseguenza il rafforzamento del conto economico di entrambe. Come spesso accade quando si verificano i mergers, le parti che si sottomettono alla fusione non si conoscono e scoprono di dover convivere a cose fatte. E così Francesca da Polenta, bellissima e giovanissima, si ritrova moglie dell’attempato e sciancato Giovanni Malatesta. Per tratteggiare l’uomo, basti il soprannome: ‘il Ciotto’, cioè ‘lo zoppo’, tant’è che tutti – a dispetto del politically correct e delle norme di comportamento dell’epoca – lo chiamavano Gianciotto. |
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Cerbero, il re del mobbing |
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Altro cerchio, altri dannati, altra punizione (novi tormenti, novi tormentati). Dopo i lussuriosi, nel viaggio di Dante compaiono i golosi, tormentati da una pioggia etterna, maladetta, fredda e greve, da grandine e neve e tenuti a guardia da un cane a tre teste, Cerbero. Ringhia, sbraita, abbaia. Ogni gola è in perpetuo, rabbioso movimento. Dalle sue gole si levano latrati minacciosi (con tre gole caninamente latra). Latrati che si espandono nell’aria, che esondano nei cuori dei dannati, sempre più a disagio, sempre più sottomessi, sempre più succubi. Gli insulti sono all’ordine del giorno, sovra la gente che quivi è sommersa. Centinaia di blog aziendali non ufficiali riportano migliaia di descrizioni di Cerberi specializzati in mobbing. Sono in genere persone frustrate dentro e fuori degli uffici, che sfogano le proprie frustrazioni sui collaboratori ma più spesso sulle collaboratrici. Spesso, solo le denunce alla magistratura riescono ad arginare i loro comportamenti. Dante, il suo Cerbero aziendale, lo descrive così: Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra, e ’l ventre largo, e unghiate le mani; graffia li spirti, ed iscoia ed isquatra. |
![]() Immagine reealizzata dall'artista Maria Distefano: www.mariadistefano.it |
Ser Brunetto Latini, il trainer che sa far crescere |
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Nel terzo girone del settimo cerchio si trovano i violenti contro Dio e contro la natura: tutti stanno su una sabbia rovente e sono sotto una pioggia di falde di fuoco, che cadono lente come di neve in alpe sanza vento. Tra questi puniti, i bestemmiatori, distesi a pancia in su; i sodomiti che corrono continuamente; gli usurai, seduti. Tra i sodomiti, staccato da una schiera composta di chierici e litterati grandi e di gran fama, compare Brunetto Latini, rimatore, oratore, notaio e soprattutto trainer di Dante. È un formatore tra i più rinomati e raffinati nella Firenze di fine Duecento, esperto di eloquenza e di stile retorico. Dante-autore ha avuto una gran fortuna nella prima parte della sua esistenza: quella di potersi affiancare a un trainer di valore quale Ser Brunetto (oggi mister Brunetto). Un vero coach appassionato. Un vero in-segnante, nel senso di colui che lascia un segno dentro. Uno specialista nello sviluppare il talento nei giovani. Uno che sembra aver anticipato il caposaldo della letteratura pedagogica di Benjaming Bloom Developing Talent in Young People. |
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Gerione, allegoria delle frodi aziendali |
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| Gerione, questo il nome della bestia allegoria del raggiro, sta a ricordarci i tanti casi Enron che si sono verificati nel mondo. Sta a ricordarci quella che l’economista John Galbraith chiama “l’economia della truffa”. Quella truffa che diventa sistema, sistema in cui siamo immersi e di cui siamo progressivamente sempre più inconsapevoli. La truffa si fa più reale soprattutto quando avvengono un paio di slittamenti: da un’economia che si regge sull’imprenditoria (fatta di persone che controllano le industrie, i macchinari, le risorse finanziarie) a un’economia fondata sulle corporation; da un potere in mano alle proprietà, che nelle grandi aziende sono gli azionisti, a un potere detenuto dal management. |
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Ulisse, il consigliere fraudolento |
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Nella Commedia, Ulisse è l’alter ego negativo di Dante. Il viaggio del manager greco è un viaggio orizzontale, a differenza di quello del manager fiorentino che si svolge tutto in una dimensione basso-alto. Il consigliere fraudolento, trasformato all’Inferno nel maggior corno de la fiamma antica, in vita volge la poppa nel mattino. Dirige cioè la prua della propria nave verso Occidente, si allontana da quell’Est che è simbolo della luce (e quindi di Dio). Nello spazio, Dante si muove sull’asse delle Y e sale, cresce, si sviluppa; Ulisse sta sull’asse delle X e si perde, nel vano tentativo di conseguire (e far conseguire ai compagni di viaggio) virtù e knowledge, che non raggiungerà mai. Raccomanda l’Odisseo dantesco: Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Messaggio implicito: tutti gli spostamenti orizzontali abbiano sempre una finalità alta, il progresso delle persone. La carriera è talvolta frutto di movimenti orizzontali ma l’occasione di imparare non deve mancare: sempre la prua sia volta nella direzione giusta. |
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Il conte Ugolino nel lago ghiacciato di Cocito |
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E come ’l pan per fame si manduca, così ’l sovran li denti a l’altro pose là ’ve ’l cervel s’aggiugne con la nuca. La storia raccontata da Dante-autore è quella di un conte che ha vissuto una delle esperienze più dolorose che possano capitare a una persona: è stato rinchiuso con figli e nipoti in una buia cella di una torre. È stato lasciato lì, a morire di fame. E figli e nipoti se li è visti morire l’uno dopo l’altro davanti agli occhi, prima che anche lui tirasse l’ultimo respiro. Con Ugolino, viene rappresentata una delle scene più drammatiche della Commedia e della letteratura italiana: l’esempio di una prova estrema alla quale possono (ahinoi) essere sottoposti gli esseri umani. Ponti tibetani, camminate sui carboni ardenti e outdoor training da paura non ne sono che una pallida deformazione. |
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Lucifero, il diavolo killer (dell'innovazione) |
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A far da guardia al luogo maledetto sta Lucifero, l’emblema del diavolo. E, sia detto per inciso e per spunto manageriale, diabolico etimologicamente vuol dire ‘colui che divide, che separa, che non crea relazione’. Quest’essere gigantesco, alato e peloso era un angelo ma è stato scaraventato sulla terra per essersi ribellato a Dio. Orribile alla vista, esteticamente inguardabile, anche lui conficcato fino al petto nel ghiaccio, lo ‘mperador del doloroso regno ha tre facce su un’unica testa. E quindi sei occhi. E quindi tre bocche. Con ogni bocca maciulla un peccatore: con quella centrale Giuda (che ha tradito Gesù), con quelle laterali Bruto e Cassio (che hanno tradito Giulio Cesare). Dal punto di vista manageriale, l’avvocato del diavolo è il più micidiale killer dell’innovazione che ci sia in circolazione. È il personaggio carico di negatività e di conformismo che, giorno dopo giorno, soffoca sul nascere miriadi di grandi idee, di concetti, di piani che portano in sé i germi della novità, del cambiamento, della generazione. E l’innovazione, in qualsiasi economia moderna, è riconosciuta come l’ingrediente più importante di tutti. |
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