Dante per la scuola


Scuola elementare



Dante e Beatrice in cieloMolte scuole elementari italiane hanno adottato La Divina Avventura. Il fantastico mondo di Dante come libro di supporto per le attività didattiche.

E i piccoli, accompagnati dalle e dagli insegnanti, si sono quindi sbizzarriti con i colori, le rappresentazioni teatrali, i disegni, i laboratori, le slides per riprodurre la "loro" vera, unica, irripetibile Divina Commedia. In tutta Italia, molte scuole primarie fanno compiere ai piccoli i primi passi di avvicinamento al poema che sta alla base della letteratura italiana.

Le parti che appassionano di più i ragazzi dai 6 agli 11 anni?

Ovviamente quelle con più mostri, quelle in cui ci si confronta con la paura e con l'avventura. Quelle in cui i protagonisti di un bestiario fantastico fanno capolino dalle pagine.

Un esempio?

Ecco come la figura di Caronte, il demonio dagli occhi di brace che con la sua baraca conduce le anime dei dannati da una riva all'altra del fiume Archeronte, può essere affrontata accorstandosi alla sensibilità dei bambini e delle bambine:


Caron dimonio  Caronte
Una folla di dannati
cerca invano un guado o un ponte,
sono proprio disperati
sulle rive d’Acheronte.

È Caronte che traghetta,
sguardo torvo, agli occhi fuoco,
quella gente che s’aspetta
male tanto, bene poco.

Pugni, spinte, gran ceffoni
mena sempre a questo e a quello
il vegliardo a cavalcioni
del timone del vascello.

“Guai a voi, o malfattori”,
e col remo li inseguiva,
“Da qui iniziano i dolori,
vi trasporto all’altra riva”.

Osservando il vecchio tetro,
Dante sviene all’improvviso:
patapum e cade indietro
con un tonfo ben deciso.

Solo un tuono lo ridesta
ma è piombato già all’interno
di quel luogo senza festa
ch’è chiamato nero inferno.
 
Allor con li occhi vergognosi e bassi,
temendo no 'l mio dir li fosse grave,
infino al fiume del parlar mi trassi.

Ed ecco verso noi venir per nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: «Guai a voi, anime prave!

Non isperate mai veder lo cielo:
i' vegno per menarvi a l'altra riva
ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo.

E tu che se' costì, anima viva,
pàrtiti da cotesti che son morti».
Ma poi che vide ch'io non mi partiva,

disse: «Per altra via, per altri porti
verrai a piaggia, non qui, per passare:
più lieve legno convien che ti porti».

E 'l duca lui: «Caron, non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare».
 
[...]

Caron dimonio, con occhi di bragia,
loro accennando, tutte le raccoglie;
batte col remo qualunque s'adagia.
 



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