
Purgatorio
La tabella dei vizi capitali riscritti utilizzando il linguaggio aziendale
| Vizio | Vizio descritto con linguaggio d'azienda |
Positività
nascosta nel vizio
|
Virtù opposta al vizio |
Virtù opposta al vizio descritta con linguaggio d'azienda |
Eccesso di virtù e conseguente nuovo vizio aziendale |
| Superbia | Autoesaltazione | Autostima | Humilitas | High thinking | Auto-umiliazione |
| Invidia | Invidia | Competitività | Benignitas | Stile 2.0 | Egualitarismo |
| Iracundia | Collera | Voglia di lottare | Patientia | Equilibrio | Arrendevolezza |
| Acedia | Demotivazione | Otium | Sollicitudo | Proattività | Workaholism |
| Avaritia | Autocentratura | Parsimonia | Largitas | Eterocentratura | Spreco |
| Gula | Fame di incarichi | Convivialità | Sobrietas | Sviluppo sostenibile | Appagamento |
| Luxuria | Eccesso | Desiderio | Pudicitia | Discrezione | Disinteresse |

I principali errori manageriali e imprenditoriali nel più "terreno" dei regni dell'Oltretomba
Le anime del Purgatorio sono tutte interinali. A tempo. Con contratti a durata determinata
Con le preghiere dalla terra si accorcia il tempo di sofferenza dei purganti: potenza del networking
Sette cerchi sovrapposti: la circonferenza (come il numero di job positions) diminuisce con la salita
Alla base della montagna il mare e i suoi flutti: blu come l'oceano blu di Kim e Mauborgne?
In cima alla montagna, il Paradiso terrestre, luogo di intelligenza ecologica alla Daniel Goleman.
Le anime del Purgatorio sono tutte interinali. A tempo. Con contratti a durata determinata
Con le preghiere dalla terra si accorcia il tempo di sofferenza dei purganti: potenza del networking
Sette cerchi sovrapposti: la circonferenza (come il numero di job positions) diminuisce con la salita
Alla base della montagna il mare e i suoi flutti: blu come l'oceano blu di Kim e Mauborgne?
In cima alla montagna, il Paradiso terrestre, luogo di intelligenza ecologica alla Daniel Goleman.
Superbia

Nella cultura medievale, la superbia è la radice di tutti i mali.
I superbi sono i seguaci di Lucifero, l’angelo ribelle che di superbia ha peccato, aspirando a un’impossibile uguaglianza con Dio.
Sono coloro che, come aveva detto Sant’Agostino, desiderano un’altezza perversa. Non la propria eccellenza, che significa altezza, ma altezza perversa, cioè un alto che in realtà è basso, ponendosi in conflitto con Dio e con l’ordine da lui stabilito.
È evidente la complessità e l’ambivalenza di questo peccato radice di tutti i mali.
Chi si distingue per valore non è colpevole di essere superbo.
La superbia semmai consiste nello sbattere l’eccellenza in faccia agli altri.
Invidia

Invidiosi, che poi diventano astiosi, lividi, biliosi, acidi e, in definitiva, soli.
Quelli per i quali l’altrui successo provoca rancorosa malevolenza, anziché generare un riverbero di benessere. Quelli che si gonfiano di acredine malmostosa.
Quelli che vivono concentrandosi e macerandosi sulla carriera non fatta e riservata invece ad altri dalla Mala Sorte. Quelli che la cooperazione non sanno cosa sia, perché l’altro è sempre un oggetto di confronto insano che li fa rodere in profondità.
Una cornice è dedicata tutta a loro.
Gli invidiosi si sorreggono l’un l’altro, al contrario di quanto fecero in vita, quando tentarono in continuazione di rovinarsi a vicenda, quando si comportavano da campioni della maldicenza (che in latino si dice in maniera ben più efficace: sussurratio).
Ira

Chi in vita si era lasciato rapire dall’ira, nella Commedia è costretto a purgare la colpa nella terza cornice.
L’atmosfera è da film horror. Una nebbia fitta impedisce ai due executives viandanti, Dante e Virgilio, di vedere attorno a sé: camminano come ciechi, l’uno accanto all’altro.
Del resto, non è proprio l’ira-vizio quel fumo interiore che acceca e soffoca la ragione, impedendo di distinguere, discernere e capire?
Non è proprio la collera quel sentimento che avvolge tutto in una cappa di caligine e impedisce trasparenza e chiarezza di pensiero?
Non è proprio l’esplosione della rabbia quell’impulso che per primo bisogna separare dagli obiettivi per gestire in modo efficace un meeting?
Accidia

Gli accidiosi, in vita, sono stati i nemici della proattività.
Apatici? Senza dubbio.
Pigri? Quanto meno intellettualmente.
Oziosi? Beh, per certo non dinamici. E poi svogliati, indolenti, imbalsamati, incollati sulla sedia, non disposti al cambiamento, incapaci di entusiasmarsi qualunque cosa facciano. E per certo non all’altezza di motivare il prossimo.
In una parola, annoiati!
La cifra della loro attitudine è la de-motivazione: sono demotivati dal fare qualunque cosa e preferiscono non cambiare atteggiamento.
Avarizia

Avare solo quelle culture aziendali che si limitano a trarre il massimo profitto dagli stessi prodotti e dalle stesse strategie di competizione di sempre, investendo il minimo per ricavare il massimo oggi, senza alcuna visione a medio-lungo termine.
Gli avari in azienda sono coloro che non si danno, quelli che non ci stanno fino in fondo, quelli che concedono poco di sé.
Sono quei manager tirchi della loro essenza. Avidi della loro autosufficienza, incapaci di relazioni aperte e aprenti.
Gola

La gola occupava il primo posto nel sistema dei vizi elaborato dal monaco del V secolo Giovanni Cassiano.
Non il più importante o il più grave. Il primo.
Tutta la cultura medievale era pervasa dall’idea che Adamo ed Eva, i progenitori dell’umanità, si fossero macchiati proprio del peccato di gola, cogliendo quel pomo che era stato loro proibito.
Per i manager del XXI secolo, riflettere sulle regole di assunzione del cibo e delle bevande significa riflettere su se stessi, sui benefici di un corpo sano, sull’importanza della salute. Per un manager, la disciplina non può che essere il proprio pane quotidiano.
Lussuria

Quelle fiamme arroventate rappresentano “uno dei peccati più scandalosi ma anche più allettanti”.
Lo scrittore-filosofo spagnolo Fernando Savater si chiede: “Non è forse tramite un atto di lussuria che tutti noi siamo nati?”.
Dante è atterrito dall’idea di finire dentro quelle vampe a luci rosse.
Atterrito dall’idea di piombare nella tentazione che evoca il sesso ma, per noi contemporanei, non solo il sesso: lussuria in inglese si dice lust.
Luxury, invece, vuol dire lusso (proprio come in latino), che restituisce una concezione di spreco, di inutile scialo di ricchezza. Richiama lo sperpero.
Dantescamente, richiama l’amore troppo intenso per i beni terreni (troppo di vigore).
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